AltreVelocità è un gruppo di giovani osservatori e critici attenti al monitoraggio di festival, eventi e spettacoli connessi alle arti sceniche contemporanee.
Costituito nel maggio 2005 in occasione del festival Contemporanea05 di Prato sotto il coordinamento di Massimo Marino.
 
 
Il Gruppo AltreVelocità è una redazione intermittente, che si avvale di pensieri e persone in continuo ricambio,
con la comune urgenza di interrogare il presente e le sue arti per scovarne i sommovimenti, sotterranei o evidenti.
Redazione Lavori in Pelle 2006: Sara Dal Corso, Agnese Doria, Lorenzo Donati, Lucia Oliva
 
 
Il Festival in Vetrina [L. Oliva]
GD'A. Ossimoro. Incertezza. Ossimoro. [L. Donati]
Terremoto a Lavori in Pelle [Redazione AltreVelocità]
Incursioni notturne al free bar [S. Dal Corso]
Poco prima del dattero [L. Donati]
L'happening di un caso apparente [S. Dal Corso]
Amniosi verso l'amnesia [L. Donati]
Le-gami di danza [S. Dal Corso]
Nanou, o dell'irriducibilità del segno [L. Oliva]
Introspezioni pericolose [S. Dal Corso]
La Carta vincente [L. Oliva e L. Donati]
Minoranza ostinata [R. Sacchettini]
Un istante prima del baratro [L. Oliva e L. Donati]
Giovani smarriti cavalieri e damigelle [M. Marino]
La precarietà del corpo eterno [A. Doria]
L'alfabeto e la poesia [Lucia Oliva]
Lo sguardo e la poesia. Nei nostri giorni [L. Donati]
La coreografia è un pensiero sul mondo [L. Donati]
Videodanza e gruppi giovani. Voci dal mediterraneo [L. Donati]
Anticorpi per un contagio in corso [A. Doria]
 
PIXEL

L'happening di un caso apparente
di Sara Dal Corso

Diceva Schopenhauer che l'ironia è lo scherno nascosto sotto il velo della serietà mentre l'humour è il serio travestito da motto di spirito.
Entrambe le componenti si ritrovano nella provocazione che il giovane Vincenzo Carta lancia in Audience with solo a fiction of democracy: con garbata insistenza costringe lo spettatore a svegliarsi dal torpore della visione per compiere, seppur con estrema difficoltà, delle scelte chiare, possibilmente urlate. Al pubblico infatti non solo è affidato il difficile compito di scegliere musica e costumi per la performance e di offrire suggestioni tematiche alla coreografia, il gioco prevede anche che le aspettative di ciascuno arrivino forti e chiare al conduttore con penna e taccuino che sul palco annota tutte le indicazioni.

«Tra i pubblici più silenziosi che abbia mai avuto», commenta Carta subito dopo: paradossalmente spettatori abituati ad essere interpreti – ad Alfonsine, si sa, sono spesso numerosi gli addetti ai lavori – rimangono ancor più imbrigliati nelle convenzioni dei formati, nelle prigioni delle consuetudini. E così, nonostante le più bizzarre e spontanee fantasie dei bambini, abbandonata l'ipotesi di coreografare il funerale di Berlusconi o i tremori di un culturista innamorato, al danzatore è data la possibilità di improvvisare su "ciò che avrebbe fatto se il pubblico non ci fosse stato". Quando l'audience lascia spazio al solo, scopriamo che, oltre ad essere ironico e autoironico, il Performer è anche bravo e non ha paura di danzare per la semplice piacevolezza del corpo in movimento.  
Tra gli applausi non ci si può non chiedere come la performance sarebbe stata diversa sotto la guida di tutt'altre indicazioni: il dubbio rimane, accompagnato dalla voglia di rivedere il lavoro altrove. Potrebbe risultarne un acuto saggio antropologico sulla nostra ormai trasparente illusione democratica.
     
 
     
         
Cantieri_ass.ne culturale e sportiva dilettantistica
© all rights reserved