I finanziamenti
per tutte le arti contemporanee, in Grecia, arrivano dal ministero
della cultura. La parte riservata alla danza è assolutamente minima.
Le compagnie ricevono sovvenzioni esigue, per questo motivo penso
che la situazione della danza contemporanea nel mio paese sia
piuttosto critica. In Grecia vi sono danzatori e danzatrici estremamente
preparati. La coreografia, invece, se paragonata all'alto livello
tecnico dei gruppi, non tiene il passo. Quasi tutti i danzatori
sono convinti che, in un certo momento del loro percorso, sia
possibile divenire coreografi. Questa "distorsione" va primariamente
imputata alla cronica mancanza di scuole di danza.
Esiste poi un nutrito movimento di danza "neoclassica", molto seguita dal pubblico.
Considerando questo settore si può pensare la danza in Grecia come un'arte
altamente popolare. Se ci spostiamo sulla danza contemporanea, invece, il panorama è totalmente
diverso. Manca del tutto un'educazione verso le forme più sperimentali.
Esistono, va detto, alcuni luoghi che si muovono in un'altra direzione, come
il Festival di Kalamata che da parecchi anni invita figure internazionali di
spicco, o il Festival di Atene, che negli ultimi tempi si è concentrato
in maniera decisa sulla danza di sperimentazione. Il nostro festival, per esempio,
si concentra sugli incroci tra il linguaggio del corpo e l'universo audiovisivo. |
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Perché questa volontà precisa
nell'individuare creazioni a cavallo fra le arti?
Per un semplice motivo: gli stessi giovani artisti non possono
delimitare con certezza il campo delle loro creazioni. Apporre
etichette sui prodotti spettacolari è un'operazione che
oggi ha poco senso. Quello che conta è avere qualcosa
da dire e trovare una forma per trasmetterlo. Esaminando l'offerta
del festival che dirigo, emerge con chiarezza che danza, performance,
videoarte sono tutti termini al contempo adeguati e insufficienti
per descrivere i lavori che selezioniamo.
Per tornare alla tua
prima domanda, posso dire che le compagnie giovani di Danza in
Grecia incontrano enormi difficoltà,
primariamente sul versante finanziario e della visibilità.
Nonostante questo si possono contare tre o quattro gruppi che
propongono un linguaggio coerentemente strutturato e che trovano
il modo di sopravvivere.
Quando nasce il festival e con quali scopi?
Il Festival nasce su mia iniziativa nell'anno 2000. Dopo essere
tornata in patria al termine di un periodo in cui risiedevo all'estero,
mi sono resa conto che le informazioni sulle esperienze di danza
fuori dalla Grecia erano pressoché nulle. Mi è dunque
venuta voglia di creare qualcosa di nuovo, inventarmi uno spazio
dove invitare artisti europei. In collaborazione con la rassegna
internazionale cinematografica di Salonicco, abbiamo iniziato
a pensare a un festival, ed è nata la prima edizione,
molto "piccola" rispetto a quello odierna. Oggi proponiamo un
festival incentrato sull'interazione fra movimento e immagine
in movimento: tutti i progetti che fanno riferimento a questi
due aspetti dell'arte contemporanea possono, potenzialmente,
rientrare nella programmazione. Ogni anno avviene una selezione
sulla base di materiali che le compagnie ci inviano: per farti
un esempio, l'anno scorso abbiamo ricevuto 350 domande di partecipazione,
all'interno delle quali scegliamo una decina di performance e
circa ottanta film. Sono presenti delle linee guida tematiche
che ogni anno indirizzano la programmazione. In questo modo,
tentiamo di non affidarci esclusivamente al gusto personale,
in questo caso il mio, dato che visiono e scelgo le opere in
modo autonomo.
Quando è nato il festival
la situazione relativa alla videodanza era piuttosto povera.
Quello che si produceva, nella maggioranza dei casi, erano i
demo degli spettacoli. Per questo motivo, ho pensato che sarebbe
stato fuori luogo proporre un concorso: non potevamo pensare,
per esempio, che gli artisti stranieri competessero con i nostri,
troppo spesso limitati dalla mancanza di fondi per confezionare
prodotti tecnicamente di qualità.
Anziché assegnare premi alle opere, abbiamo creato un
concorso sui progetti, finanziando realizzazioni video in divenire.
In questo contesto, il concorso nasce prima di tutto per mettere
in contatto i videomaker con i coreografi: ogni anno due progetti
vengono scelti da una giuria e, successivamente, finanziati per
divenire opere filmiche sulla danza. Di anno in anno, abbiamo
assistito a una crescita esponenziale delle richieste di partecipazione
al concorso. Mi pare che questo sia un primo riconoscimento del
nostro lavoro. Come dei semi che, piantati, dopo qualche anno
diventano fiori.
Cosa ci puoi dire sul pubblico che frequenta il tuo festival?
La danza contemporanea in Grecia è seguita da una particolare
fascia di spettatori? Si tratta di addetti ai lavori o di semplici
appassionati?
Sposterei questo discorso sull'arte contemporanea in generale.
Ogni creazione figlia del nostro tempo credo sia più facilmente
fruibile laddove vi sia una certa dimestichezza con i linguaggi
delle arti contemporanee. Non si tratta tanto di giudicare in
maniera positiva o negativa una determinata opera, parlerei piuttosto
di un'abitudine - che spesso manca - a considerare l'arte contemporanea
meritevole di legittimazione. Anche da noi, quindi, si presenta
questo problema. Ma siamo anche coscienti dell'opera di "dissodamento" che
stiamo proponendo. Il linguaggio che offriamo era sconosciuto
ai più e, fortunatamente, sta iniziando ad "attecchire".
Mi piacerebbe farti una domanda un po' particolare, vista
anche la tua esperienza a stretto contatto con compagnie giovani.
Vedendo molte delle creazioni sceniche contemporanee, si ha
la sensazione di assistere a proposte spettacolari nate "dopo
la catastrofe", dove si avverte l'esigenza forte di fare piazza
pulita del passato per ricominciare da zero. Quasi che ognuno
si sentisse in dovere di riscrivere un personale vocabolario
dello stare in scena, nel caso specifico parlando di coreografia.
Ovviamente non è un concetto del tutto nuovo, né universalmente
praticato. Eppure sembrerebbe essere tornato all'ordine del
giorno. Cosa ne pensi?
Quello di cui parli possiamo ricollegarlo all'estetica della "Post-destruction",
apparsa in Europa alla fine degli anni '80. Sono assolutamente
d'accordo con quello che dici se penso agli spettacoli di danza
che ho visto qui in Italia e qui al Festival (Santarcangelo 06
International Festival of the Arts, n.d.r). In Grecia, però,
questa tendenza non è presente. Se dovessi individuarne
una preponderante, nelle poetiche dei giovani, potrei definirla "delle
relazioni umane": si studia la relazione, il rapporto scenico
tra i corpi. Oppure, stando su quello che conosco nel panorama
dell'Europa centrale, penso ci si concentri su questioni più "esistenziali",
come l'amore, la vita, la morte, la relazione fra gli individui.
C'è poi un problema indubbiamente politico. In Europa,
in questo momento storico, si concede poco spazio ai giovani.
E questo avviene in Italia come in Francia, in Grecia come in
altri paesi. Se poi aggiungiamo che in molti casi quello che è giovane
viene spesso considerato "sperimentale", ci rendiamo presto conto
di come le cose siano davvero difficili. Chi è disposto,
in Europa al giorno d'oggi, a finanziare una creazione artistica
giovane e sperimentale? Non resta dunque che mettere in comune
le proprie competenze, anche solo dal punto di vista umano. Solo
facendo fronte comune quello che è nuovo e meritevole
potrà emergere. Da questo punto di vista, anche pensando
al panorama italiano, credo che la situazione lasci ben sperare. |