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Il Gruppo
AltreVelocità è una
redazione intermittente, che si avvale di pensieri e persone
in continuo ricambio,
con la comune urgenza di interrogare il
presente e le sue arti per scovarne i sommovimenti, sotterranei
o evidenti. |
Redazione
Lavori in Pelle 05 composta da Massimo Marino, Rodolfo Sacchettini,
Valentina Bertolino, Piersandra Di Matteo,
Chiara Alessi, Agnese Doria, Lorenzo Donati, Daniele Bonazza |
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PIANISEQUENZA |
Namoro o dell'indicibile fenomenologia dell'innamoramento
di Chiara Alessi |
Immaginate
per un attimo di descrivere il luogo zero dell'innamoramento,
immaginate di trattenere quell'attimo eternamente inafferrabile.
Immaginate la voglia per l'amato intrappolata nella volontà dell'amante.
E provate ad arrestarlo.
Come raccontare la dinamica di un sogno: semplicemente infattibile. |
Quello di Gruppo
Nanou è infatti uno spettacolo di immagini impossibilitate
a descrivere, intrappolate sul tempo di un metronomo inarrestabile
e in azioni che negano l'atto stesso.
Così Namoro è tutto questo e il suo
contrario: una fenomenologia dell'innamoramento costruita sull'idea
che si tratti di una condizione sempre solo avvicinabile senza
soluzione di continuità che
ne definisca i contorni e consenta di coglierla davvero, sezionarla
e quindi descriverla. Non più conoscenza, non ancora amore: il
punto più misterioso è questo. È esattamente
questo. Siamo nella voluttà infantile dell'innamorato...
nella voce che giunge straniata a ipnotizzarlo.
L'innamorato non guarda, è una sagoma a lato, sovrastata
dall'ombra di lei.
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Lei ha il movimento; lui la
voce. E fin dall'inizio si ha l'impressione che la prima domini
e manovri l'ipnosi che lo coglie paralizzandolo. Oppure si tratta
di un confondimento apparente del soggetto che ama, che si fa
escludere dall'oggetto amoroso prima che vi sia la fusione e
allo stesso tempo lo include, le dà la forma dei propri
pensieri, la sostanza della sua voce, governa la trance. O forse
i due sono semplicemente uno dell'altro, costretti a rincorrersi
per stabilirsi, obbligati a esprimersi per percepirsi. |
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Ma voce e corpo sono ugualmente
precari e difettosi ed è proprio questa la condizione e al contempo il limite
dell'ineffabilità di Namoro: l'insufficienza
di ogni sua descrizione è il senso dell'indeterminatezza della
circostanza stessa. Così l'uno si rovescia nell'altro
per riempire i propri vuoti e se lei (Rhuena Bracci)
esibisce come in fermo immagine le menomazioni del suo fisicismo
e ci appare incatenata senza l'uso delle braccia o claudicante
e in equilibrio perennemente instabile; la vocalità a
tratti inudibile di lui (Marco Valerio Amico)
nasconde la sua fonte, occulta il volto, la bocca e gli occhi
anche se per mostrarci ciò che vede o che sogna o desidera. E il testo,
quando arriva, svela il proprio irrimediabile cedere alla prevaricazione
del linguaggio. Che sia l'etereo Barthes, il sanguigno Genet o
il romantico Shakespeare fa poca differenza e non deve farne: perché l'amante
non conosce le parole, la pronuncia è frammentata, il senso
discontinuo, la descrizione continuamente rinviata e l'incontro
rimandato. Perché i passi che udiamo avvicinarsi o le porte
aprirsi ci fanno solo immaginare corpi che si uniscono: l'immaginazione
contrasta con ciò che c'è di fronte, sulla scena,
in realtà. Esattamente come nell'innamoramento, sospeso
sulla soglia che distacca per un attimo da terra prima di precipitarci
ancora più pesanti, che ci obbliga a guardarci, che ci
insegue come un riflettore su noi stessi senza lasciar scampo. |
E che il bersaglio devii interminabilmente dal mirino,
lo rivela lo stesso work in progress di Gruppo
Nanou, che da circa un anno lavora a questo progetto,
giunto alla sua quarta esposizione pubblica in conclusione della
residenza ad Alfonsine e
ancora in cerca di nuove forme.
Perché l'esposizione è la ricerca stessa, estenuante,
faticosa, sfuggente di Namoro: l'attesa della sua manifestazione,
l'attimo fulmineo, lo scarto e poi riprendere daccapo la fuga
e l'inseguimento. Il percorso non è tracciato
e non può esserlo, il punto di partenza e di arresto sono in realtà solo
nella mente di chi guarda, come per il racconto della dinamica di un sogno: chi
ascolta deve saper immaginare. Così, di qualsiasi 'namoro' si tratti,
finiamo per preferire più i momenti in cui l'alfabeto corporeo o le
suggestioni sonore ci offrono altre strade che quelli in cui il linguaggio
ci forza in una via. |
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