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Il Gruppo
AltreVelocità è una
redazione intermittente, che si avvale di pensieri e persone
in continuo ricambio,
con la comune urgenza di interrogare il
presente e le sue arti per scovarne i sommovimenti, sotterranei
o evidenti. |
Redazione
Lavori in Pelle 05 composta da Massimo Marino, Rodolfo Sacchettini,
Valentina Bertolino, Piersandra Di Matteo,
Chiara Alessi, Agnese Doria, Lorenzo Donati, Daniele Bonazza |
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PIANISEQUENZA |
Se
gli eroi greci si mettono a giocare a calcio?
di Piersandra Di Matteo |
In Piazza Gramsci calcio e mitologia
greca si intrecciano in una Radiocronaca, versione urbana di
venti minuti dello spettacolo della Compagnia
ICS.
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ALFONSINE —
Nella piazza principale di Alfonsine è tracciato
a terra un campetto da calcio con farina o gesso. Centrocampo
senza area di rigore e porte. Due fari con puntamenti laterali
come quando sei allo stadio o per strada, con quel riverbero
da neon, a volte fastidioso. Non ci sono porte, perché non
ci sono goal da segnare, solo azioni e contropiedi. Due danzatori,
forse calciatori. Un pallone in cuoio marrone. Replay e fermo
immagini si confondono in pose fotografiche. Davanti agli occhi
già l'album delle
figurine Panini. Una quarzina sparata sul viso e si riconosce
la tensione della finale, visi contratti che scorrono sul televisore
farfugliando qualche inno nazionale.
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È Radiocronaca,
versione urbana di venti minuti dello spettacolo della Compagnia
ICS, una rincorsa al sogno, al desiderio continuamente
vissuto nello scarto, nell'attesa di un compimento sempre differito:
una "scartatella", un corpo si immobilizza nella lotta
agonistica e l'altro lo insinua, lo invade. È la volontà caparbia
del bambino che non accetta la fissità del già accaduto.
Le sequenze sceniche si articolano in una partitura capace
di restituire al gesto coreografico una misura quotidiana mai
nostalgica; si nutre della gestualità calcistica
senza farne una citazione abusata; crea, piuttosto, sottili intersezioni tra
i corpi. Marcare a uomo è un rincorrersi alla ricerca di un dialogo,
scaramucce da bambini che per strada si improvvisano campioni. Radiocronache
mute di sogni gridati che sanno di quella retorica che non fa paura. E i calciatori
diventano arbitri, padri, adulti, eroi.
A rompere l'equilibrio silenzioso di queste incursioni, canti popolari greci
di protesta diventano non solo contrappunto ritmico, ma le spie di trame più sottili. È la
storia di Filottète, l'arciere abbandonato nell'isola di Lemno,
che torna ad intrecciarsi con il lavoro di Lady
Godiva. Sì, perché l'eroe escluso e riconvocato nel teatro
di guerra troiano per la potenza delle sue armi, è stato già al
centro di un altro spettacolo della giovane compagnia ravennate attraverso la
riscrittura del drammaturgo tedesco Heiner Müller, rovello del regista Eugenio
Sideri. Questa volta il nodo tragico degli eroi greci ci intreccia
alla mitologia moderna e popolare del calcio. È la voce inconfondibile
dell'affabulatore Ascanio
Celestini, autore del testo, a tessere orditure poetiche e rimandi
potenti in cui Achille, Patroclo e Filottète fanno la loro partita, già morti,
dove l'io che narra non si esime dal rendere il senso della propria piccolezza
di fronte a ciò che accade: la guerra, la morte che annienta gli individui,
i popoli, le epoche. I frammenti testuali di Celestini liberano
il potenziale immaginifico ed evocativo racchiuso nelle grammatica gestuale
dei danzatori, calibrata in un'orchestrazione di registri differenti che vivono
nel segno di un atto continuamente da farsi, un atto che continuamente sembra
necessitare il racconto. Cortocircuiti. E poi una sofferenza tragica sul volto,
diventa il segnale chiaro che il campo da calcio è diventato campo di
battaglia: pullulare indistinto di vivi e morti, di eroi perdenti. Filottète con
la maglia a strisce bianco-rosse giace a terra, trafitto dalle stecche del calcio
balilla. |
Radiocronaca vive
in questa cifra esile e commovente che ci racconta di bambini
che tracciano campetti da calcio con la farina e, ammiccando
alla frenesia e al gioco combattivo dell'infanzia, parla, attraverso
il mito, del ciclo di vite, cronache impossibili di vite e
ci lascia, infine, dopo averci divertiti con queste parole: "Fine
dell'ultima fine. Fine." |
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